I Rifiuti pericolosi smaltiti annualmente in Basilicata RADDOPPIANO i quantitativi dei non pericolosi

04.01.2017 12:36

Giocare con i numeri, confondere, nascondere, evitare di creare l'allarme è un gioco che è stato costruito ad arte per far continuare a smaltire illegalmente centinaia di migliaia di tonnellate annue di rifiuti pericolosi. Il punto di tutto il ragionamento è la totale inadeguatezza e collusione tra chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto anzi leggendo gli atti di Polizia Giudiziaria si capisce chiaramente che i petrolieri venissero informati passo passo addirittura delle indagini quando questi si rivolgevano agli uffici per l'acquisizione di atti su ordine dell'Autorità Giudiziaria.

Purtroppo ad oggi nessuno ha messo al confronto i dati indicati dall'ISPRA rispetto ai rifiuti smaltiti e trattati in Basilicata con gli atti che hanno prodotto gli arresti ed i sequestri di fine marzo 2016, sarebbe bastato un confronto semplice semplice per capire il raggiro cui sono stati sottoposti i Lucani da anni a questa parte. Nel corso della Commissione sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti seduta del 24 gennaio 2013, oltre ad affermare la presenza di 890 siti inquinati venivano quantificate le tonnellate di rifiuti pericolosi smaltiti in Basilicata. A fronte di 720.594 tonnellate di rifiuti smaltiti si giungeva alla cifra pari al 19,6% di rifiuti pericolosi pari a 145.535 tonnellate ritenendo questa soglia estremamente alta e pericolosa. FALSO FALSISSIMO dalle indagini della Direzione Nazionale Antimafia che hanno prodotto gli arresti ed i sequestri di fine anno i dati sono estremamente più alti. I rifiuti pericolosi smaltiti illegalmente con tanto di reato di traffico e smaltimento illecito di rifiuti pericolosi raddoppiano le quantità di rifiuti urbani e non pericolosi smaltiti annualmente in terra di Basilicata... e se per la relazione ISPRA è grave la soglia del 19,6% di rifiuti pericolosi sull'ammontare complessivo mi chiedo cosa si debba scrivere e considerare se si scopre che i pericolosi sono il 200% in più e per giunta il loro smaltimento è avvenuto in modo illegale.

Questo accade per l'ovvia ragione che i vertici dei dipartimenti di Regione, Provincia, Arpab, Asl e mettiamoci dentro perchè NO anche le Prefetture ad oggi hanno preferito sminuire se non ignorare del tutto i documenti, le analisi, le denunce e gli allarmi che sono arrivati copiosi dal territorio. 

Ancora oggi ci troviamo di fronte a persone che invece di garantire la salute e la difesa del territorio per altro pagati lautamente per questa ragione continuano a demandare ad altri che demandano ad altri che demandano ad altri ancora il compito di stabilire se un territorio è inquinato oppure no, se quel territorio è saturo oppure no, se si sono superate le soglie di sicurezza oppure no e soprattutto se la regola scritta e decisa dall'Unione Europea, dallo Stato Nazione e dalla stessa Regione Basilicata la si debba applicare o aggirare.

Al di là del compito dell'Autorità Giudiziaria di processare quanti hanno infranto le leggi in materia di ambiente e salute della gente, il compito primario della sicurezza di un territorio non può che passare dalla responsabilità politica dei suoi rappresentanti... Oggi a partire dai Governatori Regionali succedutisi nel tempo a finire a Presidenti di Province e Sindaci dei Comuni interessati dalla devastazione, dal saccheggio e dall'inquinamento hanno preferito non prendere posizioni pur in presenza di documentazioni giudiziarie che parlano di atti realizzati prevalentemente per fare risparmiare i petrolieri somme ragguardevoli che arrivano (solo nel caso di ENI a 140 milioni di €uro l'anno di mancato smaltimento corretto dei rifiuti pericolosi). 

Liberiamo LA BASILICATA denuncia pubblicamente l'omissione ad opera dei vertici Istituzionali locali nella figura dei legali rappresentanti pro tempore e dei dirigenti di settore responsabili delle determine dirigenziali previste dalla legge...  di OMISSIONE a seguito di ABUSO IN ATTI D'UFFICIO, fatti che nel corso degli anni hanno provocato e continuano a provocare l'avvelenamento del territorio ed il rischio conseguente per la salute dei cittadini che vi abitano oltre all'avvelenamento delle acque destinate ad uso umano e potabile per milioni di cittadini meridionali.