Vogliamo Respirare Aria Nuova


LIBERIAMO LA BASILICATA VUOLE LE SUE DIMISSIONI

05.07.2014 20:54

Dopo l'ancora non vagliata ipotesi di incompatibilità
del consigliere regionale Pd Vincenzo Robortella, toccherebbe ad un altro suo
compagno di partito affrontare la medesima questione: Vito Giuzio. Infatti è
pubblicato sul sito del Consorzio Industriale di Potenza l'avviso di affidamento
del servizio di trattamento rifiuti liquidi speciali, progettazione ed
esecuzione lavori, appalto aggiudicato all'Ati "Antonio & Raffaele Giuzio
s.r.l. per un importo di 23.262.000,00 euro oltre IVA, ma per fare cosa? A
migliorare la depurazione e la capacità di trattamento dei rifiuti liquidi
speciali nell'impianto di depurazione di San Nicola di Melfi con "il
potenziamento della capacità di depurazione e trattamento dei rifiuti liquidi
speciali". Ma in una terra già contaminata si penserà comunque al miglioramento
della resa energetica degli impianti a servizio delle aree industriali della
Provincia di Potenza, includendo nel progetto l'impianto di depurazione di
Balvano. In barba alla dichiarazioni rassicuranti del Presidente Pittella e
dell'assessore Berlinguer, in Basilicata si provvede già da tempo al
potenziamento del "comparto disidratazione fanghi", quali fanghi? Quelli del
petrolio ovviamente, in aumento vuoi per l'evoluzione o forse qualche
"resistenza geologica" incontrata in Val d'Agri dall'Eni e sicuramente in vista
di ciò che produrrà Tempa Rossa. Il Consigliere Regionale Vito Giuzio potrebbe
essere incompatibile in virtù della legge (dlgs n. 165 del 30/03/2001) che
prevede per i rappresentanti pubblici il divieto di interferire con interessi
privati parentali nell'espletamento del proprio incarico pubblico. Il
Consigliere Giuzio potrebbe trovarsi un domani a dover votare in aula un
provvedimento afferente agli interessi familiari, così come strano è altresì il
suo recente comunicato stampa apparso su Basilicatanet il 17 giugno scorso
relativamente alla bonifica dei siti SIN di Tito e Val Basento e relativi
ritardi, nonché la sospensione dei lavori consiliari richiesta da Giuzio durante
la seduta del 25 giugno proprio durante la trattazione della problematica
Tecnoparco. 

Chi è Vito Giuzio. Vito Giuzio è stato vice presidente del
Cda banca Mediterranea quando alla presidenza vi era un certo Somma (Tecnoparco)
e lo ritroviamo in società Ati con la ditta di cui Vito Giuzio è fondatore
denominata Antonio e Raffaele Giuzio, esattamente l'appalto sopra menzionato.
Nel 2009 venne presentata una Cnr contenente tra le altre cose la modalità di
smaltimento di acque contaminate provenienti dalla zona gessi di Tito
Industriale con smaltimento all'impianto di San Nicola di Melfi (Potenza),
impianto che non era autorizzato allo smaltimento di quei rifiuti e la cui
gestione era ed è sempre in capo alla ditta f.lli Antonio e Raffaele Giuzio di
Potenza ovvero i fratelli del consigliere regionale in carica Vito. Andando a
ritroso nella storia della famiglia Giuzio emerge non solo il carattere
economico dell'incompatibilità attuale, ma un'incompatibilità più morale che
politica in senso stretto, infatti il 10 dicembre 1994 Raffaele Giuzio viene
condannato a tre mesi di arresto e 40 milioni di ammenda per violazioni alle
norme di tutela ambientali "legge Galasso" nella esecuzione di lavori sul bacino
del fiume Agri e del torrente Sauro tali opere erano state realizzate in
difformità di legge e con fondi europei FIO (fondi investimenti occupazione), ma
non basta. Nella conferenza di servizio relativa al Sin di Tito del 22 dicembre
2008, presso la sede del Ministero dell'Ambiente in Roma alla presenza del
Direttore Gen. - Dr. Gianfranco Mascazzini emergono una serie di omissioni (la
gestione dell'impianto di trattamento dei reflui era già affidata alla ditta
Antonio e Raffaele Giuzio) relativamente alle modalità di smaltimento delle
acque contaminate da rifiuti pericolosi, emunte dai pozzi per il prelievo delle
acque di falda presenti nel sito di Tito, e che per stessa dichiarazione del
Ministero dell'Ambiente risulta essere illegale. Infatti nel verbale il Dr.
Mascazzini riferisce che "Il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della
Provincia di Potenza ha smaltito quantitativi di acque industriali presso
l'Impianto di proprietà del Consorzio a San Nicola di Melfi, utilizzando il
codice CER 16.10.02" indicante soluzioni acquose di scarto diverse da quelle di
cui alla voce 16.10.01 che indica soluzioni acquose di scarto contenenti
sostanze pericolose. Il Dr. Mascazzini, nel verbale della conferenza di servizi
del 22 dicembre 2008, contesta la modalità di smaltimento in quanto le acque
prelevate dai pozzi sono da considerarsi appartenenti al gruppo di rifiuti
identificati dal codice CER 19.13 ( rifiuti pericolosi), indicante tutti i
rifiuti prodotti dalle operazioni di bonifica di terreni e risanamento delle
acque di falda, per il quale l'impianto di San Nicola di Melfi non possiede
alcuna autorizzazione allo smaltimento. Pertanto emerge lo spostamento di
sostanze pericolose da un luogo contaminato ed oggetto di bonifica ad un'altra
area che viene contaminata a causa della inadeguatezza della struttura ricevente
(impianto di depurazione del Consorzio Asi della provincia di Potenza - unità
locale di San Nicola di Melfi). Ci sarà qualcuno in Consiglio Regionale pronto
ad avanzare richiesta ufficiale di valutazione delle presunte incompatibilità
dei consiglieri regionali ad oggi eletti e convalidati?
(Articolo scritto da Giuseppe Di Bello, Direttivo
Liberiamo la Basilicata, Giorgio Santoriello)

—————

Indietro